VINCITORI E VINTI SULLE RETI A INVIARIANZA DI SCALA Google è curioso, perché il suo comportamento smentisce il modello di rete a invarianza di scala [1] descritte nei miei precedenti articoli. Ricordiamo che, secondo il modello di rete a invarianza di scala, il primo che arriva ha un vantaggio competitivo rispetto agli altri: sul World Wide Web le pagine più connesse sono quelle aggiunte prima di altre che non hanno avuto il tempo di aggiudicarsi dei link e trasformarsi in hub (che sono i nodi principali, ricchi di collegamenti). Eppure Google non segue questo modello. Il celebre motore di ricerca vide la luce appena nel 1997, quando altri motori di ricerca come Inktomi o Altavista già dominavano da alcuni anni il mercato. Nonostante l'handicap di essere entrato in competizione in ritardo, Google in breve tempo divenne il nodo più importante della rete, e il motore di ricerca più conosciuto e utilizzato. Questo offre ai “nuovi arrivati” nuove speranze. Google ci dimostra infatti che se la nostra azienda ha realizzato da poco un sito web, ebbene, essa potrà aggiudicarsi, utilizzando delle strategie di posizionamento adeguate, una buona visibiltà avvantaggiandosi rispetto alla concorrenza già presente in rete da anni. L’eccezione di fenomeni come Google dimostrerebbe, dunque, come il modello di rete a invarianza di scala, da solo, non riesca a descrivere completamente l'estrema complessità di Internet.
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